BigMat '13 international architecture award: i finalisti italiani

23/10/2013

Andrea Liverani ed Enrico Molteni di Milano, lo studio Lelli associati e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo. Sono loro gli architetti italiani finalisti al premio “BigMat ’13 International Architecture Award” organizzato dal Gruppo BigMat International.
Il premio è stato rivolto unicamente agli architetti, considerati da BigMat come uno dei tasselli fondamentali della filiera edile, residenti in uno dei 5 Paesi in cui è presente BigMat in Europa (Belgio, Francia, Italia, Repubblica Ceca, Spagna). Figure professionali da valorizzare e premiare con un riconoscimento che si inserisce nelle idee del Gruppo quale ampliamento strategico delle sue politiche rivolte al mondo dei professionisti.
Una giuria di prestigio internazionale, presieduta dall’architetto Jesús Aparicio e nella quale siede tra gli altri l’architetto italiano Cino Zucchi, è stata designata per selezionare i finalisti e i vincitori dei Premi Nazionali BigMat’13. È prevista inoltre una Menzione Speciale Giovani Architetti a un’opera di un architetto di età inferiore ai 40 anni al momento della conclusione dei lavori.
Verranno prese in considerazione le opere che abbiano contribuito alla cultura architettonica contemporanea, nel rispetto di un’edilizia sostenibile mirata ad aumentare il comfort abitativo.
La cerimonia di premiazione e consegna dei riconoscimenti avrà luogo venerdì 22 novembre, in occasione del Congresso annuale del Gruppo BigMat, che si terrà a Granada, in Spagna.


PROGETTO LIVERANI-MOLTENI | “CASA PER UN REGISTA”

Questa casa di campagna si trova in una zona alberata, in un contesto urbano degli anni Sessanta. L’esigenza del committente era quella di avere una casa pratica, che richiedesse poca manutenzione. L’idea iniziale, sviluppata successivamente a una serie di incontri tra cliente e progettisti, è stata quella di costruire la casa intorno a un nucleo centrale. Questo spazio comune collega le stanze, raggruppate in sezioni separate della casa, abitata da un regista e dalla famiglia di sua sorella, e si collega inoltre alla hall d’ingresso e alla cucina, funzionando come il fulcro di un layout a forma di croce. Questa croce è asimmetrica e i suoi bracci hanno un andamento irregolare per rispettare la posizione degli alberi esistenti. Il doppio tetto spiovente crea una serie di altezze differenti, cambiando da ogni prospettiva. La leggera inclinazione del tetto, al 7%, dirige il flusso dell’acqua piovana lungo le pareti e le raccoglie in una fossa scavata nel terreno. Ci sono due tipi di apertura: grandi finestre di vetro si aprono quasi completamente nello spazio centrale comune, mentre gli altri spazi sono circondati da un loggiato con persiane oscuranti. Grazie alla membrana impermeabile che copre l’intera struttura, si è potuto fare a meno di grondaie e pluviali, che richiederebbero una manutenzione costante. La superficie in resina bianca è quasi immacolata all’occhio, ma col passare del tempo, foglie secche e aghi di pino aggiungeranno al rivestimento un ulteriore strato naturale. All’interno, per contrasto, è stato realizzato un ambiente caldo, più rilassante grazie alla combinazione di colori grigi dello spazio centrale.

                 

PROGETTO LELLI-BANDINI-LUCCARONI-CRISTOFANI-MAZZOTTI | “VIA PADOVANI HOUSING”

Tutto nasce dal rapporto tra l’idea di uno spazio pubblico e l’intimità necessaria dello spazio privato. L’idea si è così concretizzata in una casa “leggera” capace di galleggiare sopra l’erba, che si realizza attraverso quattro semplici ma fondamentali scelte: la facciata libera, scolpita con una casuale sovrapposizione di volumi; lo spessore della parete molto sottile e di seguito detto foglio; la levitazione di tutto l’edificio sopra il livello del suolo; e un posizionamento “naturale” dei blocchi seguendo la morfologia del sito. Il progetto soddisfa l’esigenza di costruire 36 piccoli appartamenti in una zona giardino vicino al centro storico di Imola (BO). L’area si affaccia su un parco secolare che caratterizza la tenuta dell’Osservanza (dove i padiglioni di un ex ospedale per la cura di malattie mentali sono trasformati in un gruppo di residenze e servizi). La rete urbana intorno alla zona è semplice, con strade parallele che danno un layout a doppio pettine per i lotti residenziali. La vicinanza al parco permette un facile accesso al complesso da entrambi i lati. I nuovi edifici seguono le linee trasversali in tutta l’area, che collegano il parco alla strada. Ci sono quattro blocchi paralleli e sfalsati, spostati in modo da avere la giusta plasticità volumetrica esattamente in corrispondenza di una curva di via Padovani. I blocchi che compongono i due edifici vertono su uno spazio interno diviso da lunghi corridoi che, da un lato, si affacciano sul parco. Gli appartamenti sono situati su due lati e hanno una configurazione a forma di L, dove le camere si affacciano su un loggiato esterno completamente rivestito in legno. La struttura di ogni edificio è regolata su tre assi longitudinali che sostengono il pavimento, lasciando le logge e le cucine appese all’esterno. La parete esterna particolarmente spessa, ha una forma a “chiave greca”, che è differente a ogni piano. Dall’esterno queste pareti appaiono come volumi chiusi spostati su sottili pavimenti bianchi, che riducono le lastre allo spessore di un foglio. Alla sommità dell’edificio, il cosiddetto foglio è più lungo per completare e preservare il gioco dei volumi della facciata; in basso sembra galleggiare sul suolo artificiale del nuovo giardino, che viene percepito nella continuità con il vicino parco. Il collegamento con il parco è assicurato anche da un sentiero laterale che collega la strada al parco e sul quale si uniscono sia la strada sia la passerella, quest’ultima definita da una copertura in cemento colorato.

             

PROGETTO GRASSO CANNIZZO | “PORT CONTROL TOWER”

La progettazione della torre di controllo è iniziata durante i lavori del nuovo porto di Marina di Ragusa. La proposta del committente, Ente porto Marina di Ragusa, era di realizzare un edificio in grado di diventare lo status symbol di tutta l’area, ma ovviamente con alcuni limiti quali le fondazioni esistenti, il volume e l’altezza permessi dal piano urbanistico e il budget. La progettazione, pertanto, ha proposto di realizzare un edificio composto da tre piani a forma cubica, tre box che si sovrappongono: il più alto, trasparente predisposto al controllo del traffico portuale; l’intermedio ospita l’alloggio del guardiano; il box inferiore, infine, per il personale e il pubblico che viene accolto da un’ampia vetrata. Ogni piano è dotato di ventilazione naturale grazie alla finestratura posizionata sia a nord sia a sud. È stato installato un sistema di aria condizionata da utilizzare solo in condizioni climatiche estreme. Per il controllo della temperature, sono stati installati vetri a controllo solare e selettivo.

             

Scopri tutti i finalisti sul sito ufficiale del “BigMat ’13 International Architecture Award”