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Dissesto idrogeologico: prevenire e mitigare il rischio

05/09/19
Dissesto idrogeologico

Sono oltre 6 milioni gli italiani che risiedono in aeree che potrebbero essere colpite da alluvione a cui si aggiungono un milione di nostri connazionali che si trovano in territori soggetti a frane: circa il 91% dei comuni della nostra Penisola sono soggetti a rischio idrogeologico secondo una recente analisi effettuata da Coldiretti su dati Ispra.

L’estate 2019 ha registrato ben 760 grandinate, trombe d’aria e bombe d’acqua, il doppio (+101%) rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo un’ulteriore elaborazione di Coldiretti sui dati dell’European Severe Weather Database, la banca dati europea sugli avvenimenti estremi.

Un quadro d’insieme che delinea la fragilità di un territorio che richiede continui interventi di manutenzione e prevenzione, come sottolineato nello Speciale dissesto idrogeologico curato dal gruppo editoriale Wolters Kluwer in collaborazione con l’Ufficio Tecnico BigMat.

Dal momento che i cambiamenti climatici sono sempre più ricorrenti, è necessaria una ridefinizione delle opere di drenaggio e della corretta captazione delle acque, affinché i danni causati da questi fenomeni possano essere controllati e gestiti al meglio.

 

Difesa dal rischio, prevenzione e manutenzione

Sono due gli aspetti che contribuiscono a definire il rischio idrogeologico:

  • il numero di vittime e beni materiali che definiscono il gradi di esposizione al rischio

  • i relativi danni la cui entità è correlata alla capacità di un bene di sopportare l’intensità di un evento, come ad esempio una frana, che si manifesta attraverso una determinata pericolosità.

Prevenzione, previsione e mitigazione sono le tre parole chiave attorno cui deve ruotare la difesa del territorio da questo rischio, mentre la scelta della soluzione d’intervento più appropriata avviene sulla base della stima del grado di rischio, ovvero la combinazione di probabilità e gravità di possibili danni e perdite di vite in occasione di un evento pericoloso. Un indicatore fondamentale per comprendere quali sono le aree priorità per cui è necessario intervenire per mitigare il rischio.

Dal punto di vista degli interventi da effettuare, molti di questi per migliorare la tenuta idrogeologica agiscono sulla stabilizzazione dei terreni e del suolo ma anche sul rinverdimento dei versanti, per garantire una corretta regimazione delle acque e una riossigenazione dell’ambito territoriale in cui si interviene. Molto spesso, in abbinamento alle terre rinforzate, si procede con l’allestimento di canali di raccolta delle acque piovane che talvolta possono essere convogliate in apposite vasche o piane alluvionali poste in adiacenza al corso d’acqua.

In ogni caso, gli interventi di ingegneria naturalistica si applicano alle seguenti opere geotecniche:

  • rivestimento: opere che coprono e contemporaneamente proteggono il terreno, migliorando il bilanciamento di umidità e calore, favorendo lo sviluppo della vita vegetale;

  • stabilizzanti: opere che hanno il fine di consolidare il terreno in profondità nei versanti minacciati da frane con strati di scivolamento prossimi alla scarpata;

  • combinate: opere ausiliare alle precedenti e che consistono in interventi di difesa dall’erosione, di sostegno dei pendii instabili e di consolidamento di alvei torrentizi e fluviali;

  • drenaggio o prosciugamento biotecnico: opere per i grandi prosciugamenti e corsi d’acqua ripidi con portata idrica permanente che richiedono degli interventi costruttivi puramente tecnici quali cunicoli, pozzetti, cunette e drenaggi.

Per approfondire le diverse tipologie di intervento e conoscere le soluzioni da utilizzare in fase di progettazione e manutenzione leggi lo Speciale dissesto idrogeologico curato da BigMat.

Soluzioni e interventi per rispondere alle problematiche di dissesto che minacciano sempre più il territorio italiano. BigMat Italiahttps://www.bigmat.it/system/modules/it.bigmat.sito/resources/img/bigmat.png