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Economia Circolare e Industria 4.0, binomio vincente

28/08/18
Economia Circolare e Industria 4.0, binomio vincente

Adottare pratiche di economia circolare fa crescere l’occupazione. A certificarlo un’indagine realizzata da Università di Padova e Legambiente, che ha coinvolto, fra marzo e giugno, 50 delle 231 imprese manifatturiere italiane che la attuano: per il 52% l’occupazione è aumentata, sia attraverso l’acquisizione di nuove figure professionali tecniche sia attraverso l’aggiornamento delle risorse interne (tecniche e amministrativo/gestionali). La legislazione in materia, tuttavia, è ancora carente e occorre la disponibilità di finanziamenti.

Secondo lo studio, l’economia circolare rappresenta una reale opportunità di crescita, sviluppo e innovazione per le imprese, grazie a una gestione più efficiente delle risorse e a una maggiore attenzione ai nuovi modelli di business. Ecco perché la ricerca invita a considerarla come un percorso appena avviato per un cambiamento di paradigma. In tale processo le tecnologie riconducibili all’industria 4.0, dalla manifattura additiva all’Internet delle cose, giocano un ruolo decisivo soprattutto, sul fronte ambientale, per la capacità di misurare e monitorare gli input utilizzati, grazie in particolare alle soluzioni connesse a big data e cloud. Il loro utilizzo, tuttavia, è ancora limitato: solamente il 25% delle aziende intervistate, finora, vi ha fatto ricorso.

Secondo i dati del laboratorio manifattura digitale del Dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova, che ha condotto la ricerca insieme a Legambiente, l’investimento sul fronte dell’economia circolare (soprattutto nelle attività commerciali e di marketing, in ricerca e sviluppo e rinnovo del proprio portafoglio prodotti) per l’80% delle imprese è avvenuto con capitale proprio, attraverso la collaborazione con fornitori di materiali (57,8%) e università o centri di ricerca pubblici (48,9%), mentre risulta molto minoritario il ruolo di altri attori istituzionali (ad esempio le associazioni di categoria).

Gli ostacoli principali, tuttavia, non sono di natura tecnologica, bensì riconducibili fondamentalmente a una legislazione inadeguata o contraddittoria (48,9%) oppure connessi al prezzo dei prodotti “circolari” realizzati (48,9%), dei quali il mercato spesso non è in grado di riconoscere – e quindi essere disposto a pagare – il reale valore, basato non solo su risorse che sono riutilizzate o riciclate (quindi apparentemente a basso costo), ma anche su un vero e proprio processo di innovazione che ne sta alla base.

«L’economia circolare nel nostro Paese è già una realtà in diversi territori – ha dichiarato il presidente di Legambiente Stefano Ciafani durante la presentazione dell’indagine – ma per far decollare il settore serve rimuovere gli ostacoli non tecnologici ancora presenti nel nostro Paese: la burocrazia asfissiante, l’inadeguatezza di alcuni enti pubblici, le autorizzazioni sbagliate, i decreti ‘end of waste’ sulle materie prime seconde che non arrivano mai, il mancato consenso sociale per la realizzazione dei fondamentali impianti di riciclo».

Al tema dell'industria 4.0 e dell'IOT (Internet of Things) è stato dedicato il numero 22 di Up! Magazine. Leggilo qui.

L’economia circolare rappresenta una reale opportunità di crescita, sviluppo e innovazione per le imprese italiane secondo un’indagine realizzata da Università di Padova e Legambiente. BigMat Italiahttps://www.bigmat.it/system/modules/it.bigmat.sito/resources/img/bigmat.png